.
Annunci online

Sorellanza di pensieri
Cuncambias...Panni stesi: storie appese a un filo
post pubblicato in Cuncambias , il 12 agosto 2009


Il filo della storia


Una storia è sempre appesa ad un filo, magari a quello del discorso, o ad uno invisibile e resistente come quello della memoria, delle immagini che non sbiadiscono che rimangono lì sospese in un tempo mitico, quello dell'infanzia. E quanti fili, a metterli tutti insieme potrei avvolgerli a creare gomitoli di ogni colore, come quello bianco sporco che guidava le parole fino alle sue estremità dove c'erano due barattoli di pomodori pelati e due bambini. E che dire di quell'altro filo che sorreggeva l'aquilone! Era il mio sguardo strabico sul mondo, chilometri di filo per tentare di raggiungere le nuvole. Il filo è una corda con cui salto e canto una filastrocca... “lima, limone, fragola e lampone...”, e si salta da soli, ma anche in due, in tre o quattro. Un filo tiene stretta la molletta del mio fucile di canna a bassa precisione, quando corro attraverso campi maturi di sole per prendere la libellula perfetta, rossa cromata. Un filo teso, una donna anziana che stende lenzuola bianche su una terrazza, mi sollevo sulle punte dei piedi, dal parapetto vedo il campanile di Quartucciu, maestoso come il suo orologio. Ma è il mio sguardo di bambina, ogni cosa è grande, sorprendente, anche nonna con il suo metro e quaranta. Annuso l'aria, guardo attraverso una piccola fessura che si apre nel folto della pianta di gelsomino sulla casa accanto, è quella di tzia Rosa, l'aria profuma di pane fatto in casa come i suoi panni stesi ad asciugare. Un filo di luce che filtrava dalla stanza accanto bastava a Barbara per raccontarmi un'altra storia.

L-Utero...

Ma Cuncambias è anche scambio, baratto, un dare e ricevere, è condivisione di storie “bugiarde”, “rivoluzionarie”, “appese ad un filo”, e di indimenticabili emozioni per tutti coloro che hanno la fortuna di fermarsi nel rione San Giovanni a San Sperate. Cuncambias è anche un Premio Letterario dedicato ad Anselmo Spiga, amico e co-ideatore del Festival, poeta, esperto di lingua sarda, scrittore. Cuncambias è i Tetes de bois che con uno spettacolo meraviglioso regalano infinite suggestioni ad un pubblico partecipe ed attento e, uno splendido articolo sull'Unità; è Luigia Bencivenga che dedica a San Sperate e al Premio Anselmo Spiga non solo un'opera teatrale ironica e coinvolgente, ma che accoglie l'anima, l'essenza di Cuncambias, del paese e dei suoi abitanti nel suo blog indipendente, come la nostra manifestazione. 

Blog iQuindici




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Cuncambias cultura spettacoli

permalink | inviato da GinePraio il 12/8/2009 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'equilibrista
post pubblicato in Disoleparole, il 9 ottobre 2008



In bilico

Su pezzi di vetro

Immagini deviate

Del mio cadere

Rallento

Mi fletto

Riprendo posizione

Sull’orlo della gonna

Ferite aperte

Ago di bambù

Filo infetto

Cruna che non unisce

Lembi di orbace

Nero carbone

Azzurro d’estate

Mondi di mezzo

Nel nulla di sempre




permalink | inviato da GinePraio il 9/10/2008 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La breve intervista ad Oliviero Toscani
post pubblicato in Interviste, il 25 luglio 2008

                                                            
L'intervista integrale che non è apparsa sul mensile La Voce Dei Comuni

Elogio del se: Oliviero Toscani al Festarch

Siamo al Festarch, il Festival internazionale di architettura in Sardegna, ospitato nella storica, ma poco valorizzata, per il resto dell’anno, struttura dell’ex Manifattura tabacchi di Cagliari. Cerchiamo di farci largo, in una giornata calda e dominata dallo scirocco, tra una folla di curiosi, appassionati di arte, intellettuali e soprattutto ragazzi, sperando di raggiungere la Sala 1. Programma alla mano recita in un rettangolo color verde oliva: “Maestri naturali. Il turismo è la fine dell’inizio della fine. Oliviero Toscani il noto e controverso pubblicitario in un’arringa sul turismo e sul mondo contemporaneo”. Prendiamo posto e, anche se manca del tempo all’inizio dell’evento, la sala 1, la più grande per capienza, è già gremita.

Qualcosa nella strepitosa e ancora scintillante macchina del Festarch pare essersi inceppato. Puntuale arriva Oliviero Toscani che su invito del direttore artistico del festival, Stefano Boeri, avrebbe dovuto parlare di architettura e turismo, mentre l’assessore alla cultura Maria Antonietta Mongiu, attenendosi ad un fantomatico programma domanda al “maestro” quale sia la fine dell’inizio della fine del turismo. «Se c’è una cosa che odio è il turismo», ha inizio così, una breve e divertente commedia degli equivoci che sarà risolta brillantemente dallo stesso Toscani con un’autocelebrazione della durata di quasi due ore, alla quale il pubblico assiste divertito e emozionato.

I tre schermi della sala, si trasformano in giganteschi cartelloni pubblicitari che raccontano scatto dopo scatto il lungo percorso artistico-creativo di Toscani. Ogni scatto un commento, ricostruiamo per tappe il “pensiero toscaniano” sulla creatività, pubblicità, conformismo, pena di morte, omosessualità, AIDS, anoressia, sui committenti di oggi e di ieri: « è bello perché la creatività non ha sicurezze. Il mio mestiere si basa sulle non sicurezze”. «Cosa non è pubblicità? L’arte non è comunicazione? È l’espressione più alta di comunicazione. A cosa servivano i pittori del Rinascimento? A fare la pubblicità del potere religioso». «C’è un problema per chi crede nella libertà della creatività della comunicazione, è il potere. È il potere che necessità di comunicazione, di pubblicità per stabilizzarsi, per esprimersi, e la comunicazione diventa pubblicità del potere». «Poi ho capito che l’artista per essere veramente libero deve imparare a fare una cosa molto semplice: arricchire il suo committente. Arricchire non è solo un fatto economico, ma molto più complesso; è portare un’altra visione». «Quando arrivate di fronte a questi manager vi dicono - non va bene troppo rischio-, io pensavo che cercassero i rischi. Non è possibile sapere se una cosa nuova funzionerà. Manca il coraggio di rischiare, e chi non sa rischiare non può essere creativo. Essere creativi vuol dire non avere certezze, fare il contrario di quello che ogni sistema prestabilito pretende. La comunicazione è marchiata dal marketing. Il mondo della comunicazione è ossessionato dalla continua ricerca del consenso, credendo che corrisponda al successo. La paura del non consenso produrrà sempre mediocrità».

«Quando posso parto per fare dei reportage. Mi conoscete banalmente per la pubblicità perché siete dei teleidioti dipendenti». «Non faccio mostre fotografiche per far vedere la virtuosità del fotografo. Non mi interessa la fotografia artistica non ho mai capito cosa è. Faccio esposizioni che abbiano un fine interessante, umano, di una certa condizione umana». «Faccio il fotografo non il pubblicitario. Non mi interessano i prodotti sono tutti uguali. La differenza viene fatta dall’intelligenza di una azienda». «Sono stato nel braccio della morte, nelle prigioni americane. È stato un lavoro complesso dal quale ho imparato tantissimo. Ogni detenuto ha una storia molto lunga, triste e violenta. Braccio della morte, puzza di morte. Lui (riferendosi all’immagine di un detenuto proiettata alle sue spalle) è libero con il test del DNA. Invece lui (altro detenuto) è il simbolo della campagna, venne giustiziato un mese dopo che Luciano Benetton andò a scusarsi negli Stati Uniti per la campagna, per paura di non vendere più magliette. Adesso le foto sono mie, ci sono 3 copie di mostre che girano il mondo, tra l’altro c’è una grande richiesta nelle università americane».

Tra uno scatto e un’opinione che sa di sentenza è passata più di un’ora. Inizia qui la lettura del “compito”, così lo definisce lo stesso Toscani, eccessivamente lungo, denso di frasi ad effetto che nella lunghezza stemperano la loro carica.

La breve intervista

Parliamo della Sterpaia, della bottega dell’arte della comunicazione da lei fondata. Che cosa trovano i ragazzi che entrano a far parte di questa officina, laboratorio di comunicazione creativa?

Tanti calci in culo da parte mia.

Oltre a questo, altri metodi educativi?
Si certo. Poca tecnologia come servizio ma, non come ricerca. Creatività, coraggio e ricerca, ma non fatta con il computer.

Parliamo di turismo…

Non mi vorrà chiedere della Sardegna? Non me ne frega niente.

No in verità la domanda sarebbe un’altra. Se dovesse con uno scatto rappresentare il “turismo”, “turismo planetario”, cosa racconterebbe la sua fotografia?

Ma che domanda è.

Le ricordo che è il tema portante della manifestazione che la ospita.

L’unico turismo planetario è la guerra. Non ho niente da dire sul turismo. Odio il turismo. Il turismo cannibalizza il mondo. Non sono turista, odio le vacanze.

In relazione al suo lavoro che rapporto ha con le nuove tecnologie?

Lo stesso rapporto che ho con la macchina da scrivere, con il telefono, con la lavatrice, che ho con il cesso.

Il signor Toscani in linea con la sua teoria del consenso uguale mediocrità, non si è accorto che anche con la maleducazione si ottiene lo stesso identico risultato e, francamente, al giorno d’oggi non esiste niente di più conforme.

L-Utero


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. oliviero toscani festarch

permalink | inviato da GinePraio il 25/7/2008 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cuncambias "diSperate Rivoluzioni"
post pubblicato in Cuncambias , il 23 luglio 2008

 

Cuncambias
Festival di Cultura Popolare

2008
DiSperate Rivoluzioni:storie da un paese simile al nostro
 

A Cuncambias  raccontiamo storie, perché siamo storie. Milioni di noi, come eravamo, siamo e saremo voluti essere. Parole, scambi, vita da raccontare, sogni mai interrotti da inventare di volta in volta in "diSperate Rivoluzioni". Ben inteso, nessuna disperazione, ma solo un'irrefrenabile voglia di essere così, pirandellianamente uno nessuno e centomila. Completi, finiti, mai.


Vi aspettiamo a San Sperate dal 27 luglio al 3 agosto

e…

Buona

rivoluzione a tutti!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. san sperate cuncambias

permalink | inviato da GinePraio il 23/7/2008 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Omaggio a Simic
post pubblicato in Disoleparole, il 4 giugno 2008

 



Mi fissavano
come i sordi ti fissano
in una scuola delle loro,
i sordi e i muti.

I loro piedi ora pedalano
biciclette immaginarie. Si chiedono se qualcuno verrà loro in aiuto
con briciole di torta,
edizioni della Bibbia in miniatura.

Proprio così, bruja
che batti il piede
con le mani ai fianchi.

Tu sei un cuore che batte
nella tenebra di una foresta.
L'urlo sulla ruota panoramica.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. simic

permalink | inviato da GinePraio il 4/6/2008 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre       
il mio profilo
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca